mercoledì 13 ottobre 2010

Malformazioni uterine - l'utero didelfo


L'utero didelfo è una malformazione molto rara. Non è da confondersi con l’utero “bicorne” perché nell’utero didelfo coesistono due uteri completamente distinti, cioè formati da due corni separati. Questi continuano in due colli che sboccano o in una vagina unica o più spesso (nel 75% dei casi) in una vagina doppia, formata cioè da un'unica cavità e divisa in tutta la sua lunghezza da un setto longitudinale. Talvolta sono doppie anche le tube e le ovaie. Come l'utero bicorne anche questo tipo di malformazione uterina non è causa di infertilità accertata, ma è causa dell'aumento dell’incidenza di aborti spontanei (20-35%) e di parti prematuri (15-30%).

A volte, chi presenta questa malformazione potrà riscontrare dolore nei rapporti sessuali a causa del setto (qualora presente) che divide la vagina.

La diagnosi viene fatta in genere durante le normali visite ginecologiche ma l’ecografia rende ancor più evidente ed obiettiva questa rara situazione. Generalmente non è necessaria una terapia chirurgica. Tuttavia è consigliabile intervenire, solo dopo il ripetersi di aborti spontanei, sempre che non sia in corso una gravidanza. Se, invece, il concepimento è già avvenuto, è opportuno, come per altre malformazioni, eseguire un cerchiaggio al collo (o, meglio, ai due colli) dell’utero.

Il chirurgo potrà intervenire anche sul setto che divide la vagina, rimuovendolo solo se comporta fastidi importanti.

martedì 28 settembre 2010

Malformazioni uterine - L'utero arcuato


L’utero arcuato è considerato una forma lieve di malformazione poiché non riguarda tutto l’organo come l’utero bicorne o una porzione importante della cavità uterina come l’utero setto.

Questa anomalia è caratterizzata dalla presenza di una lieve insellatura del profilo fundico della cavità uterina ossia della sua parte superiore. Ad una visione esterna dell’organo esso può apparire normale o mostrare solo una lieve depressione centrale. E’ l’anomalia dei genitali interni femminili di più frequente riscontro, non dà alcun fastidio e in genere è diagnosticata casualmente durante una isterosalpingografia o una isteroscopia. L’ecografia normale può indicarne l’esistenza ma va poi distinta dall’utero setto che le assomiglia. La diagnosi che differenzia l’una dall’altra si può fare con un’ecografia tridimensionale associata all’isteroscopia.

L’utero arcuato non si collega ad un quadro clinico particolare, cioè non si può parlare di malattia ma solo di una variante normale della forma dell’utero. Non è certo infatti che abbia un reale impatto sulla capacità riproduttiva della donna. Nelle pazienti che presentano questa anomalia il 95% rimane in gravidanza naturalmente. Al contrario, la capacità di portare avanti la gravidanza sembra ridotta a causa di un più elevato rischio di aborto precoce e, nelle gravidanze che giungono a termine, sembrano più frequenti le complicanze ostetriche. Nella stragrande maggioranza dei casi, tuttavia, non è indicato nessun trattamento. Solo raramente può essere preferibile correggere per via isteroscopica lo sperone del fondo uterino.

lunedì 20 settembre 2010

Non solo contro l'invecchiamento, il DHEA aiuta la fertilità


Alcune sostanze che contrastano gli effetti dell’invecchiamento possono aiutare le donne che cercano di avere un bambino, aumentando la loro riserva ovarica. E’ sufficiente assumere un supplemento di DHEA acronimo di Deidroepiandrosterone.
Alcuni ricercatori israeliani guidati da Adrian Shulman della facoltà di Medicina dell'Università Sackler di Tel Aviv, in collaborazione con il Centro Medico Meir hanno visto che le donne sottoposte a trattamento per l’infertilità, che avevano assunto un supplemento di DHEA, avevano tre volte più probabilità di concepire rispetto alle altre donne che si erano rivolte a centri di fecondazione assistita. Lo studio ha coinvolto un gruppo di controllo di donne sottoposte a trattamento per scarsa ovulazione e un altro gruppo che aveva ricevuto lo stesso trattamento, oltre a 75 mg di DHEA, 40 giorni prima di iniziare i trattamenti di fertilità, per un massimo di cinque mesi. Lo studio, pubblicato su Ayala, ha rivelato che le donne che avevano ricevuto il trattamento dell'infertilità, più il supplemento DHEA, avevano avuto più probabilità di concepire e maggiori probabilità di gravidanza a termine. "Nel gruppo DHEA, è stato riscontrato un tasso del 23% di nati vivi rispetto a un tasso del 4% nel gruppo di controllo", ha dichiarato Shulman.

Alcuni anni fa anche Norbert Gleicher di Chicago aveva riportato effetti del farmaco incoraggianti sulla risposta ovarica delle pazienti alla stimolazione.

Il meccanismo con il quale il DHEA funzionerebbe è simile a quello per cui la presenza di troppi androgeni nell'ovaio policistico tende a far rispondere eccessivamente queste donne alla stimolazione ovarica. Naturalmente questi studi devono essere confermati da altri più vasti e controllati. Tuttavia, considerando la scarsa o nulla possibilità di lievi effetti collaterali l'uso del DHEA potrebbe essere proposto in maniera più diffusa a quelle donne con una ridotta riserva ovarica.

mercoledì 15 settembre 2010

La U-SET - la tecnica di fecondazione assistita

La U-SET (uterine sperm egg transfer o transfer intrauterino di spermatozoi e di ovociti) non è in realtà una tecnica di fecondazione assistita nuova ma, riproposta recentemente da Katayama e collaboratori con alcune modifiche, ha suscitato molto interesse.
E' stata infatti usata con ottimi risultati per l'infertilità anovulatoria resistente alla normale stimolazione ovarica. Fu utilizzata per la prima volta da Ian Craft nel 1982. Altri tentativi con questa tecnica riportano complessivamente un tasso di gravidanza a termine del 17%. La U-SET consiste nel prelevare gli ovociti ed inserirli subito insieme agli spermatozoi nell'utero dove avverrebbe la fecondazione e si formerebbero gli embrioni che dopo alcuni giorni potrebbero impiantarsi.
Questa tecnica può presentare alcuni importanti vantaggi. Anzitutto è più semplice e rapida perchè non prevede almeno due giorni di lavoro sui gameti e sugli embrioni in laboratorio. Inoltre, il fatto che soprattutto gli ovociti e gli embrioni non vengano manipolati in laboratorio, può ridurre lo stress che subiscono in condizioni meno fisiologiche dell'utero. In effetti si parla di usare questa tecnica anche nei paesi in via di sviluppo che non possono organizzarsi per mancanza di biologi specializzati in fecondazione assistita.
In pratica la U-SET è come la GIFT, quella tecnica che mediante la laparoscopia si usava un tempo per inserire ovociti e spermatozoi nelle tube dove avveniva la fecondazione. La U-SET invece non richiede un intervento chirurgico come la laparoscopia .

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Un ulteriore vantaggio della U-SET può essere quello bioetico in quanto la fecondazione avverrebbe nel corpo della donna. La GIFT infatti è stata accettata dalla Chiesa cattolica. I risultati di questo recente studio di Katayama sono stati buoni: 69% di gravidanze cliniche e 50% di gravidanze a termine con una sola trigemellare, risultati dunque certamente superiori a quelli dei tentativi più lontani nel tempo. Bisogna però dire che in questa serie recente di U-SET si trattava di pazienti con un’età media di 30,3 anni, senza problemi andrologici e con un’infertilità ovulatoria per policistosi ovarica che non rispondeva alle classiche stimolazioni ovariche. Altri miglioramenti tecnici sono stati aggiunti da quello che si legge nel lavoro pubblicato di recente. Potranno essere confermati i risultati di questa tecnica in casistiche più ampie? Potrebbe essere utilizzata anche in altre cause di infertilità come quella tubarica? Solo studi più approfonditi potranno rispondere a queste domande

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