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venerdì 3 aprile 2009

La Consulta migliora la Legge 40 ma urge l'intervento del legislatore

I giornali di ieri riportavano in prima pagina la decisione della Corte Costituzionale sulla incostituzionalità di una parte della Legge 40 sulla Riproduzione Medicalmente Assistita. Si è deciso di abrogare il comma 2 dell’art. 14 sul limite dei tre embrioni in un unico e contemporaneo impianto e il comma 3 in cui si prevede che il trasferimento degli embrioni deve essere effettuato senza pregiudizio per la salute della donna.

A mio parere è sicuramente positivo avere la possibilità di poter trasferire più embrioni quando il trattamento si rivolge a donne di età superiore ai 40 anni o in situazioni in cui la qualità degli ovociti o degli spermatozoi della coppia sono di scarsa qualità sulla base del giudizio e dell’esperienza del ginecologo e del biologo.

L’abrogazione del comma 2 non smobilita l’impianto della legge soprattutto perché in tutti i casi verrebbero trasferiti comunque tutti gli embrioni prodotti. Per questo è comunque tutelata l'integrità degli embrioni. L'impianto fondativo della legge non è intaccato, ma casomai migliorato.

L’abrogazione del comma 3, invece, pone un problema più complesso. Di fronte ad un caso di impossibilità di trasferimento degli embrioni per un problema di salute della donna, non è prevista la possibilità di congelarli. Si crea così un vuoto legislativo tutto da chiarire, rendendo inoltre la legge inapplicabile ed esponendo a sanzione i medici che in questa situazione non possono né congelare né trasferire.

L'intervento della Corte sul comma 3 avrà ricadute dai contorni incerti, che andranno chiarite al più presto da parte del legislatore.

Prof. Claudio Manna

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