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martedì 21 luglio 2009

Traffico di ovociti in Romania, seri rischi per tutti

BUCAREST - Scoperto a Bucarest un traffico illegale di ovuli gestito da medici israeliani e destinato a coppie provenienti da diversi Paesi europei, in particolare Italia e Gran Bretagna. (Repubblica.it 20 luglio 2009)


C'era da aspettarselo che sarebbe successo. Prima o poi sarebbe accaduto qualcosa nel campo del turismo riproduttivo di massa ed in particolare nel traffico di ovociti dati da giovani donne per donne meno giovani ed infertili.

In tutti i paesi più avanzati, ed anche nel nostro con la Legge 40 del 2004, le legislazioni che regolamentano le tecniche di fecondazione assistita sono diventate sempre più stringenti nei controlli di qualità. In particolare, la legislazione è decisamente attenta su aspetti riguardanti l'uso dei gameti (spermatozoi ed ovociti) di persone al di fuori della coppia che ne chiede la disponibilità.

La crescente richiesta del gamete femminile si è fatta sempre più pressante per l'aumento dell'età media della donna nelle coppie infertili, specialmente in paesi come l'Italia (al secondo posto dopo la Spagna in questa poco invidiabile classifica con 1,3 figli per coppia) dove la legge non consente di eseguire la fecondazione assistita con gameti eterologhi (cioè al di fuori della coppia). In Inghilterra, dove questa tecnica è consentita, le liste d'attesa sono lunghe e le disponibilità scarse.

Paesi che si affacciano da pochissimo sul panorama delle tecniche di fecondazione assistita come quello coinvolto in questo scandalo non hanno sviluppato tecnologie di livello affidabile ed elevato. Sono evidentemente luoghi dove è facile trovare giovani donne (di varie nazionalità) disponibili a dare, in cambiodi poco denaro, ovociti ad altre donne. I controlli da parte delle autorità sono molto scarsi e tutto questo rende appetibile una meta del genere per medici con pochi scrupoli e coppie sull'orlo della disperazione.

L'elemento più preoccupante di questo business riguarda il rischio per la salute di chi viene coinvolto in queste tecniche. Sia le donatrici di ovuli (a rischio di iperstimolazioni ovarica) e le riceventi (per possibili malattie genetiche non identificate come fibrosi cistica o microcitemia).

Probabilmente questa notizia è solo la punta di un iceberg molto più grande che coinvolge molti altri paesi meta del cosiddetto turismo riproduttivo. Fare i controlli opportuni è costoso e richiede organizzazioni complesse che necessitano di infrastrutture sanitarie da paesi avanzati. In particolare l'ovodonazione moderna presuppone la crioconservazione con tecnica di vitrificazione degli ovociti della donatrice in modo che non si debbano eseguire contemporaneamente gli interventi sulle due donne coinvolte nella tecnica di ovodonazione. Ma la vitrificazione ovocitaria è una tecnica assai complessa che difficilmente può essere disponibile in paesi così poco avanzati come quello coinvolto in questo scandalo.


prof. Claudio Manna

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