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mercoledì 12 maggio 2010

Aborto interno, esperienza più dolorosa nella donna infertile


Gli effetti negativi sulla vita psichica che viene dall’esperienza dell’infertilità si sommano in modo importante e spesso indelebile a quelli dell’aborto spontaneo che si può verificare dopo le terapie intraprese per avere un figlio.
Questa è la conclusione alla quale sono giunti D. Harris del King’s College di Londra e J.Daniluk del Dipartimento di Psicologia della British Columbia University in Canada. Questi studiosi hanno indagato proprio la vita di donne che ricorrevano a terapie contro l’infertilità e che successivamente hanno vissuto l’esperienza dell’aborto. Si è osservato cioè l’effetto combinato di queste due condizioni. Sia l’infertilità che l’aborto spontaneo sono accompagnati ciascuna da un notevole dolore, senso di perdita, e stress personale. Non si era invece fatta finora alcuna indagine sulle conseguenze di chi sperimenta insieme queste due situazioni, cioè le donne infertili che riescono a restare incinte e poi purtroppo abortiscono senza volerlo.

Studi precedenti hanno dimostrato come i monitoraggi e le terapie contro l’infertilità disturbano gravemente la vita quotidiana. Il fatto rilevato da diversi studiosi è che chi ha provato l’esperienza dell’aborto ha vissuto già un dolore cronico di mesi ed anni nel non concepire. Altri ancora hanno rilevato come i cicli di terapie portano da una parte ad aspettative ricorrenti ed importanti. Purtroppo ansia e dolore intensi accompagnano la perdita delle speranze e dei sogni quando il ciclo di trattamento fallisce (Blazer,1977).

Questa ricerca dimostra come il senso di perdita associato all’infertilità si somma a quello dell’aborto. Era come se la perdita della gravidanza si fosse aggiunta all’esperienza di molte altre perdite vissute durante i trattamenti per vincere l’infertilità. L’ansia in pratica è il sentimento più ricorrente specie in quelle donne infertili che dopo aver abortito temono più di ogni altra cosa che si verifichi di nuovo un altro aborto. Un ansia che si era moltiplicata nel corso dei nuovi trattamenti per ricercare una gravidanza specie dopo il primo fallimento. Queste donne cercano di proteggersi creando delle barriere al potenziale dolore di un nuovo possibile fallimento ( ad esempio molte lo esorcizzavano non preparando la cameretta al figlio prima che nascesse). Inoltre chi abortiva viveva la perdita del figlio e non dell’embrione o di una gravidanza.

Le partecipanti allo studio hanno sottolineato l’importanza dell’aiuto dato dallo staff medico in modo partecipativo ad affrontare sia per il problema dell’infertilità che dell’ aborto. Lo staff dovrebbe essere consapevole della somma dei due dolori. In genere gli effetti di una perdita si affievoliscono nel tempo ma in questi casi sembra accadere invece il contrari.

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