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mercoledì 4 agosto 2010

L'indipendenza riproduttiva della donna d'oggi

L’indipendenza della donna si gioca anche sui limiti biologici della sua specificità sessuale. Il fatto che la gravidanza possa iniziare e terminare nel suo corpo e possa farlo entro una certa età (quella della menopausa fisiologica) fissa in modo preciso questi limiti. Questi tuttavia nel corso della storia sono cambiati profondamente in seguito ad innovazioni tecnologiche subentrate a partire dalla metà del ‘900 ed ancora oggi in atto. Il primo evento ha riguardato l’introduzione degli estroprogestinici per il controllo delle nascite che consegnò alla donna la possibilità dirompente di sganciare a suo piacimento la sessualità dalla riproduzione. Nel frattempo l’introduzione delle tecniche di Fecondazione Assistita nella pratica clinica consentì dopo la nascita della prima bambina in provetta nel 1978 di separare e rendere autonome ancor più alcune possibilità riproduttive. Diventò ad esempio possibile per una donna che non aveva più suoi ovociti iniziare e portare a termine una gravidanza anche in menopausa avanzata con quelli di un'altra donna (dando però alla luce un figlio con il patrimonio genetico di un’estranea alla coppia). Divenne anche possibile per la donna far iniziare e completare la gravidanza in un utero non suo cioè dando alla luce un bambino geneticamente suo ma sviluppato in un corpo estraneo alla coppia (il cosiddetto “utero in affitto”). Anche la possibilità di crioconservare con successo gli embrioni consentiva alla donna di iniziare una nuova gravidanza in un tempo diverso e per la coppia più idoneo ai propri bisogni. D’altra parte le cosiddette “banche del seme” consentivano già da molto tempo anche alla single di avviare una gravidanza con la semplice inseminazione intrauterina. In realtà l’unico grande limite alle possibilità di autonomia riproduttiva della donna restava il deterioramento dei suoi ovociti con l’età che riduce di oltre la metà le capacità riproduttive già a 40 anni e quasi le annulla dopo i 45. Ciò è dovuto alle particolarità della cellula uovo e del patrimonio follicolare delle ovaie ( riserva ovarica), assai fragile il primo specialmente per il veloce deterioramento dei suoi cromosomi e destinato a ridursi drammaticamente il secondo per una sorta di morte programmata. Nel frattempo la tecnologia aveva ampliato le possibilità riproduttive dei maschi. Gli spermatozoi sono delle cellule molto più resistenti e soprattutto in grado di rinnovarsi continuamente nel testicolo. Questo notoriamente consente a molti uomini di avere un figlio anche in tarda età. Per di più la crioconservazione degli spermatozoi funzionò tecnicamente da subito molto meglio di quella ovocitaria i cui risultati restavano deludenti. L’introduzione della ICSI nel 1992 cioè la possibilità di ottenere la fecondazione di un ovocita con un solo spermatozoo diede in pratica a tutti gli uomini la quasi immortalità riproduttiva anche nelle forme più severe della sua infertilità (spesso anche quando non ci sono spermatozoi nel liquido seminale).



Solo all’inizio del 21° secolo si è introdotta la possibilità di crioconservare in modo efficiente gli ovociti specialmente con la tecnica della vitrificazione, al punto che alcuni eminenti personalità del mondo scientifico riproduttivo ritengono che la crioconservazione degli embrioni possa essere sostituita in gran parte da quella ovocitaria. Secondo Il Prof. J.G.Velasco (Spagna) ed il suo gruppo, che sono stati tra i pionieri di queste tecniche, sarà inevitabile la tendenza da parte delle giovani donne a crioconservare i propri ovociti per usarli in età più avanzate quando ragioni di carriera o di partner lo renderanno opportuno. Con questa innovazione tecnologica la donna in pratica si rende totalmente indipendente sul piano riproduttivo sia nel tempo (gravidanza in menopausa con i propri ovociti) sia nella coppia (gravidanza da single o con partner successivi a precedenti relazioni). In effetti con la crioconservazione efficiente degli ovociti si rende immortale anche il patrimonio genetico riproduttivo della donna superando i limiti biologici imposti dalla natura con la menopausa. Ciò è possibile perché l’età degli ovociti rimane ferma all’epoca del congelamento. Quante ventenni chiederanno di congelare i propri ovociti come garanzia della propria autodeterminazione riproduttiva sganciata dalla realtà lavorativa e dalle relazioni di coppia?

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